C’è chi la moda la segue e chi invece la fa…e tu? Cosa scegli?
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Quando creo qualcosa so bene che non sto realizzando solo un manufatto: sto realizzando una parte di me stessa, o meglio, sto permettendo ad una parte di me di esprimersi e, in questo modo, mi sto ri-creando.

E’ per questo che insisto tanto, nei corsi che conduco in atelier, sull’importanza che non si faccia tutti la stessa cosa (ad esempio “tutti impariamo a far un abito a tubino”, oppure “tutti facciamo la borsina con il ricamo”, etc): so bene che la creatività, se lasciata libera di esprimersi, fa emergere i talenti e valorizzare parti di noi rimaste inesplorate o, a volte, soffocate dal quotidiano.

Non ho niente contro i corsi dove si impara tutti a fare la stessa cosa, ma la filosofia che li ispira è diversa da quella che orienta il mio atelier…sarà perchè ho fatto la pedagogista per tanti anni, sarà che credo fermamente nel potere creativo delle persone, che non mi sentirete mai dire “oggi impariamo tutti a fare la camicia”, mi sentirete piuttosto dire, e dire spesso: “fate quello che vi pare: ditemi ciò che volete creare e vi insegnerò tutte le tecniche per farlo, vi spiegherò la modellistica e vi guiderò nel taglio e cucito, ma scegliete, scegliete voi il modello che volete realizzare, scegliete in piena liberta’ e poi divertitevi a creare!!”

La cosa più bella del mio lavoro è osservare le persone nel loro processo creativo: spesso all’inizio non sanno che abito o pantalone realizzare, poi poco alla volta iniziano ad avere delle idee e, mentre imparano le tecniche del cucito, le vedi creare vestiti che somigliano a loro stesse, che hanno inevitabilmente il loro stile, e alla fine, quando escono con il loro abito addosso io so – e sanno anche loro – che non hanno semplicemente fatto un indumento: hanno creato un capo unico, speciale, dando voce alla propria capacità creativa, cioè alla parte più magica di sè!

 


S.d.u.m. (slow dress unready made)® è il manifesto che promuove un approccio creativo al quotidiano e l’espressione autentica della persona.

S.d.u.m. non tratta del fare arte ma della creatività che ogni persona possiede, come antidoto all’adesione acritica a percorsi preconfezionati.

L’omologazione strisciante incoraggiata dalle tendenze di moda conduce le persone a non esercitare pienamente la propria libertà di espressione, delegando ai vari guru di riferimento le piccole e grandi scelte quotidiane: come vestirsi, cosa pensare, come vivere.

La libertà da oppressioni di qualunque genere non implica automaticamente la capacità di gestire la libertà di scegliere chi essere, cosa fare e pensare.
Spesso i comportamenti conformati vengono messi in atto per evitare insicurezza ed ansia potenzialmente derivanti dal fare scelte fuori dal coro e, al contempo, per ottenere approvazione dal gruppo sociale a cui si appartiene.

La sicurezza che deriva dal sentirsi uguali agli altri non implica, però, la felicità; al contrario, molte persone pagano un prezzo emotivamente alto per conquistare l’approvazione altrui.
Un modo di vivere volto ad ottenere il consenso garantisce la sopravvivenza sociale, ma a scapito della libertà di espressione, di una vita vissuta in modo autentico e spesso anche del rispetto di sé, dell’altro e dell’ambiente.

Dare spazio alla creatività personale costituisce un antidoto alla non-cultura imperante che sembra volerci tutti uguali, vestiti in modo identico a vivere in case impersonali, mentre come tanti soldatini passiamo da un brunch ad un aperitivo…niente di male, se non fosse che il Deus ex machina di molti nostri gesti è ciò-che-fa-tendenza.

Muovendo da queste considerazioni, S.d.u.m. invita tutti ad essere creativi partendo da piccoli gesti, come realizzare abiti e accessori autoprodotti, ma anche gioielli e opere d’arte.

Creare, trasfomare, riciclare, inventare costituiscono ossigeno puro contro l’inquinamento esistenziale propotto dalla massificazione; buona creatività a tutti!

Elisa Bigi

IMG_9349In ogni laboratorio creativo, indipendentemente dai suoi contenuti, si impara ad accogliere se stessi e le proprie imperfezioni.

Mi spiego con un esempio: immaginiamo che le prime cuciture  non ti vengano perfettamente dritte: cosa fai?
Ok, si possono scucire e rifare, ma se alla terza cucitura non ti vengono ancora perfette, stabilisci che la tua gonna non va bene perchè non è come quelle prodotte industrialmente o piuttosto arrivi alla conclusione che la tua gonna è bella così proprio perché l’hai fatta tu, con le tue mani e la tua originalità, e che la prossima gonna ti verrà meglio?!

Posto che è molto utile imparare a fare le cuciture dritte – e alla fine del corso saprai farle di certo!! –  chiaramente quella sartoriale è solo una metafora: accettare la cucitura storta (l’umana imperfezione) significa saper accogliere quella parte di sé che forse non sarà perfetta ma che, non per questo, deve rinunciare ad esprimere se stessa o ha qualcosa in meno da dire rispetto agli altri.

Accogliere la propria imperfezione significa accogliere se stessi per intero, limiti compresi!

Questo non significa accontentarsi e rinunciare a migliorarsi, ma conoscersi sempre meglio e imparare a crescere anche a partire dalle imperfezioni personali.

Buona, imperfetta, creatività a tutti!!

IMG_2370La mia fissazione, ciò a cui proprio non posso rinunciare, quello a cui tengo di più nel mio lavoro è coltivare la creatività!
Non solo la mia, ma anche quella degli altri, di tutti coloro – grandi e piccoli – che frequentano l’atelier!
Non posso pensare ad un mondo senza creatività!
Creatività non è fare cose carine, creatività è coltivare la propria originalità per esprimere se stessi!!
Creatività è non delegare agli altri chi essere, cosa pensare, come vestirsi, cosa mangiare, dove vivere e andare, ma scegliere ed esporsi!
CREATIVITA’ E’ ASSUMERSI IL PIACERE, IL DIRITTO E LA RESPONSABILITA’ DI ESSERE SE STESSI E DI ESPRIMERSI!
Alleniamoci alla creatività, a partire dalle piccole cose: come vestirci, cosa mangiare, dove acquistare, perché la creatività riguarda ogni istante della nostra vita!

Buona creatività a tutti!

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